L’iconografia della Madonna nell’arte di Ambrogio Lorenzetti

2018-02-09T12:02:13+00:00

Il polo museale di Santa Maria della Scala è impreziosito, in questi mesi, da una mostra importante, la prima monografica dedicata al celebre pittore trecentesco Ambrogio Lorenzetti, prorogata fino all’8 aprile.

Tra le opere esposte anche molte rappresentazioni della Vergine, tutte molto diverse fra loro e dalle quali si può comprendere la grandezza dell’artista senese.

La Madonna di Vico L’Abate

Una delle prime opere conosciute di Ambrogio Lorenzetti fu la celebre Madonna col Bambino in trono, situata nel Museo di Arte Sacra di San Casciano Val di Pesa, e ora esposta nella mostra dedicata al pittore senese. L’opera, datata 1319, rappresentata Maria seduta su un trono finemente decorato e con in braccio il Bambino (il cui naturalistico dinamismo sorprende proprio in relazione con l’austerità della madre).

In quest’opera le consuetudini compositive duecentesche sono rivitalizzate da elementi espressivi e naturalistici che già fanno presagire lo sviluppo dell’arte di Ambrogio. La raffigurazione della Madonna, che richiama ad una celebre iconografia mariana del tempo e fu probabilmente suggerita dalla committenza, in realtà testimonia, proprio per la sua sfacciata frontalità, uno degli elementi più moderni dell’opera, perfettamente in linea con le innovazioni apportare da un altro celebre pittore senese di quegli anni (dal quale Ambrogio trae sicuramente ispirazione): Simone Martini.

La Madonna del latte

Di qualche anno successiva è la straordinaria Madonna del latte, conservata presso il Museo Diocesano di Siena. Rispetto all’opera precedente, questa nuova raffigurazione della Madonna con il Bambino, datata intorno al 1325, sorprende per un naturalismo che non riguarda più solo l’inquieto infante (questa volta raffigurato in una posa straordinariamente dinamica, con le gambe accavallate e nell’atto di nutrirsi al seno materno), ma caratterizza anche la figura della Vergine.

L’opera mette in evidenza la profonda innovazione iconografica messa in atto da Ambrogio, il quale, rifacendosi alle icone bizantine raffiguranti la Madonna, riuscì ad abbandonare la ieraticità del modello per soluzione più naturalistica e, allo stesso tempo, codificando una iconografia della Madonna del latte inedita per il ‘300 e, proprio per il suo carattere rivoluzionario, incapace di imporsi nella cultura del tempo.

La Maestà di Massa Marittima

Sia Ghiberti nei suoi Commentari, sia Vasari nelle sue Vite, quando parlando di Ambrogio Lorenzetti fanno riferimento alle opere che egli realizzò a Massa Marittima. Nello specifico i due autori fanno riferimento agli affreschi di un cappella e una tavola che, secondo Vasari, che testimoniavano l’ingegno del pittore senese. La tavola a cui viene fatto riferimento è senza ombra di dubbio quella che oggi è conosciuta come la Maestà di Massa Marittina.

Opera estremamente più complessa rispetto alle precedenti che abbiamo presentato, la Maestà è contraddistinta da un programma iconografico la cui composizione piramidale cultima nella Madonna con il Bambino che siede su un cuscino sorretto da angeli. Prendendo probabilmente spunto dalle celebri Maestà senesi di Duccio di Buoninsegna e Simone Martini, la particolarità dell’opera di Ambrogio non risiede solo nell’eleganza della composizione, ma, ancora una volta, nell’estremo naturalismo delle figure, come testimonia lo splendido particolare del tenero bacio fra Madre e Figlio, in cui i due personaggi non distolgono lo sguardo (come accadeva ancora in Duccio, fedele alla tradizione bizantina), ma si guardano invece amorevolmente negli occhi.

La Madonna del Louvre

Una delle più preziose opere esposta nella mostra dedicata ad Ambrogio Lorenzetti è sicuramente la Madonna del Louvre. Fino alla seconda metà degli anni ’90, il dipinto si trovava, completamente ignorato, in una collezione francese fin dalla metà dell’Ottocento, prima che il grande museo parigino lo acquistasse nel 1998.

Rispetto alle altre raffigurazioni della Madonna, quest’opera di Lorenzetti è caratterizzata da una maggiore austerità da un punto di vista estetico, oltre che da riferimenti più marcati al destino che attende il Bambino. È interessante infatti notare che non solo compare, sulla sommità della tavola una raffigurazione della crocifissione di Cristo, ma che il Bambino è raffigurato nell’atto di addentare un fico, all’epoca ritenuto il frutto proibito che Adamo ed Eva strapparono dall’Albergo della Conoscenza, rompendo il patto con Dio.

La Maestà della Loggia del Palazzo Pubblico di Siena

Di tutt’altro genere è invece la Maestà realizzata da Ambrogio nella loggia del Palazzo Pubblico di Siena. Rispetto alle altre rappresentazioni della Vergine, l’affresco di Lorenzetti è contraddistinto da riferimenti squisitamente politici. Commissionata dal “Governo dei Nove”, la Maestà fu realizzata nel 1340 e le figure della Madonna e del Bambino sono le uniche sopravvissute di una raffigurazione più ampia, dal forte carattere civico-politico, andata perduta a causa dell’esposizione agli agenti atmosferici e alle copiose infiltrazioni d’acqua che coinvolsero l’affresco nell’Ottocento.

Nonostante lo stato di conservazione dell’opera, conservato oggi presso il Museo Diocesano di Siena (e al momento presente nella mostra dedicata ad Ambrogio), è possibile trarre alcune conclusione a livello iconografico sull’opera. Dato per assodato l’intento politico della raffigurazione – come ha giustamente sostenuto la storica dell’arte Maria Monica Donato, la Madonna viene elevata da questo affresco a vera e propria Sovrana di Siena -, ciò che stupisce è il dialogo fra l’impostazione super-monumentale dei personaggi sacri (mutuata da Giotto) e un naturalismo che si manifesta nella tramatura sottile e morbida degli incarnati.

La Madonna delle Serre di Rapolano

Datata tra il 1342 e il 1344, questa Madonna con il Bambino presenta alcune delle caratteristiche tipiche del tardo stile di Ambrogio Lorenzetti: il volto, dalla fisionomia affilata, si apparenta a quelli dei personaggi che popolano gli affreschi del Buon Governo (realizzati nel 1338).

La Madonna e il Bambino avrebbero dovuto, in origine, costituire il centro di un polittico che avrebbe dovuto essere collocato sopra l’altare maggiore o in un’altare secondario, presumibilmente della pieve di San Lorenzo delle Serre di Rapolano, edificio che proprio in quegli anni fu caratterizzato da alcuni interventi di riqualificazione.

Vieni a scoprire le grandi opere di Ambrogio Lorenzetti a Siena, presso il polo museale di Santa Maria della Scala: la Mostra Ambrogio Lorenzetti ti aspetta fino all’8 aprile.