L’Allegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo

2018-01-16T09:25:10+00:00

 

L’Allegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti è un ciclo di affreschi, realizzato tra il 1338 e il 1339, che scorre sulle monumentali pareti della Sala del Consiglio dei Nove (o della Pace) di Palazzo Pubblico, a Siena. Dal carattere fortemente didascalico e laico, il ciclo mette Lorenzetti nella posizione di “pittore civico” ante-litteram per l’arte del tempo segnando anche in termini stilistici una discontinuità con l’iconografia tradizionale.

Il ciclo si compone di quattro momenti fondamentali: due legati all’ Allegoria del Buono e del Cattivo Governo e altri due legati agli effetti che questi hanno sulla città (Siena) e sulle campagne. L’intera rappresentazione è basata sullo scontro atavico tra male e bene, vizi e virtù.

La rappresentazione iconografica

Se l’allegoria del Buon Governo è rappresentata da un vecchio monarca vestito dei colori della balzana senese (a rappresentare il Comune) e attorniato dalle figure allegoriche delle Virtù, nel caso dell’allegoria del Cattivo Governo la rappresentazione iconografica vede un uomo anch’esso seduto ma vestito di nero con corna da diavolo (sinonimo della Tirranide) attorniato dalle rappresentazioni dei Vizi. È importante sottolineare come la virtù della Giustizia venga rappresentata in entrambi i momenti: da essa e da come viene trattata dipendono infatti gli esiti di entrambi i governi.

Il forte impianto didascalico dell’opera è rafforzato dallo stesso Lorenzetti che inserisce una “canzone” di sessantadue versi all’interno del ciclo definendo un “senso di lettura” delle immagini, della figurazione e del contrasto tra gli elementi in gioco. Contrapposizione che si fa più chiara negli affreschi che completano il ciclo ovvero quelli degli “effetti” del Bene e del Male: da un lato la visione di una città fiorente su cui campeggia la figura della Securitas con cittadini operosi, terre rigogliose e produttive; dall’altro invece una città diroccata con gli abitanti intenti in attività che rimandano al saccheggio, terre brulle e desolate sotto il giogo del Timor.

Un manifesto politico

L’opera di Lorenzetti si configura come rappresentazione dello Zeitgeist socio-politico dell’epoca: la riscoperta della “Politica” di Aristotele e della teoria del “ben comune” per il buon governo di una città veniva resa sotto forma di immagini mostrando chiare e visibili le conseguenze che “il mal governo” avrebbe determinato.

Un’opera che riprende il solco già tracciato da Giotto nella cappella degli Scrovegni (ciclo di Vizi e Virtù) a Padova e nelle opere perdute di Palazzo del Podestà a Firenze, che Lorenzetti interiorizza e, se vogliamo, sviluppa sul livello più importante: non solo uno scontro tra due mondi contrapposti (Bene/Male) ma anche tra due diverse forme di governo (Comune/Tirannide).

Un’opera importante per la situazione politica del ‘300 senese ma che funge da monito per ogni epoca a venire e che potrai scoprire (o riscoprire) nel palazzo del Comune di Siena attraverso l’acquisto del biglietto cumulativo che comprende la visita al Museo Civico di Siena e alla mostra Ambrogio Lorenzetti, allestita presso il polo museale di Santa Maria della Scala dal 22 ottobre 2017 al 21 gennaio 2018.