Ambrogio e Pietro Lorenzetti, quando l’arte è un affare di famiglia

2018-01-16T09:25:46+00:00

 

Nella storia dell’arte non sono molti i fratelli che hanno evidenziato una vena artistica eccelsa. Solitamente, infatti, l’estro artistico è stato tramandato dai genitori ai figli, come nel caso degli scultori medievali Nicola e Giovanni Pisano, dei pittori fiamminghi Peter Bruegel il vecchio e Peter Bruegel il giovane, o di Orazio Gentileschi e la figlia Artemisia.

Un caso più unico che raro, quindi, quello dei fratelli Lorenzetti, Ambrogio e Pietro, sublimi pittori senesi la cui arte ancora oggi è possibile ammirare in diversi luoghi della città. In occasione dell’allestimento della Mostra Ambrogio Lorenzetti, presso il complesso museale di Santa Maria della Scala dal 22 ottobre 2017 al 20 gennaio 2018, ripercorriamo la storia di questi due artisti.

Le origini sconosciute e l’apprendistato lontano da casa

Poco o nulla si sa riguardo alle origini dei Fratelli Lorenzetti. Secondo l’Uggieri, uno scrittore senese del XVII secolo, i due fratelli erano figli di un certo Lorenzo. Ma di loro non si sa nulla di più, quantomeno dal punto di vista biografico.

Ciò che sappiamo su questi due autori lo dobbiamo alle opere che hanno dipinto, non solo a Siena. Nei primi anni di attività, infatti, dopo aver studiato presso la bottega di Duccio da Buoninsegna, i fratelli emigrano in altre città. Pietro si reca in Umbria, ad Assisi, mentre Ambrogio si sposta a Firenze.

La maturazione artistica nel segno di Giotto

Benché dislocati in luoghi diversi, Pietro e Ambrogio condividono l’influenza dell’arte di Giotto. Ad Assisi, dove lavora anche Giotto, Pietro collabora agli affreschi della Basilica Inferiore in compagnia del coetaneo e concittadino Simone Martini.

A Firenze invece, Ambrogio si iscrive alla matricola dei pittori dell’Arte dei Medici e Speziali (1328-1330) e riceve importanti commissioni per la chiesa di San Procolo (1332). Nella città studia inoltre le opere di Giotto e del suo maestro Cimabue.

Il ritorno a Siena

Nonostante i modelli di riferimento dei due fratelli sono simili, quando tornano stabilmente a Siena nei primi anni Trenta il loro stile appare assai differente. Pietro, infatti, ha maturato uno stile solenne perfettamente in linea con il gusto del tempo. Ambrogio invece sembra essere incorso in una evoluzione artista che l’ha condotto ad una sperimentazione maggiore e di tale incisività da influenzare molti artisti successivi, non solo italiani.

Ritornati a Siena, i due fratelli lavorano stabilmente nella loro città. Nel 1335 i fratelli dipingono insieme Le storie della Vergine sulla facciata dell’ospedale di Santa Maria della Scala. Soprattutto Ambrogio in questo periodo realizza alcune delle sue opere più celebri, a cominciare dagli affreschi del Palazzo del Governo, in cui offre la prima rappresentazione panoramica di un’intera città.

Proprio ad Ambrogio Lorenzetti è dedicata l’omonima mostra allestita presso il polo museale di Santa Maria della Scala a Siena, dal 22 ottobre 2017 al 21 gennaio 2018.